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Pronto per l'Europa?

Quindi, mentre la Commissione Europea pubblicizza dal suo canale Youtube il continente delle meraviglie, perché nonostante la crisi e l'austerità non bisogna dimenticare cosa ci circonda...


...i neo-nazisti in Grecia, sempre durante quella crisi e spinti da quell'austerità, diventano la terza forza politica del paese e, quando incontrano degli immigrati non in regola, succedono di queste scene:



I turisti saranno sicuramente pronti per l'Europa, soprattutto dopo aver visto il primo video. Ma gli altri?

Sull'Europa che non c'è

C'è un sondaggio, citato dall'Economist, che gioca un po' con gli stereotipi sulle varie sfaccettature europee e ridacchia un po' dei greci, perché mentre mezzo continente risponde "Germania" alla domanda "Chi è che lavora di più in Europa", loro, i greci, rispondono "i greci". Ed hanno ragione. Però, ricorda l'Economist con la voce da maestrina, lavorare di più non significa produrre di più, ci vuole o-r-g-a-n-i-z-z-a-z-i-o-n-e, e i tedeschi, in quanto a organizzazione, sono maestri, sembra. Spread docet. Certo, bisogna vedere a che prezzo e con quali speranze future. Però a noi piace speculare sul presente. E alla domanda "Chi è il meno corrotto", sembra che nessuno abbia dubbi, tutti rispondono in coro "Germania", chi magari con i denti stretti, chi abbassando gli occhi, chi ammettendo con certezza una verità assoluta. Potere degli stereotipi.
Tralasciando l'apoteosi quasi generale che si scatena alla domanda "Chi è il più corrotto", tra una settimana inizierà il tanto atteso campionato europeo di calcio dove, di solito, c'è sempre quell'esplosione di stereotipi e patriottismi nel dipingere con colori e aggettivi l'avversario diretto o il protagonista della giornata e ci arriviamo, noi italiani, con l'ennesimo scandalo di corruzione, giusto per confermare qualche stereotipo apprezzato, e noi europei, con uno spirito che d'europeo ha veramente poco, complice la crisi, ovviamente, ed i vari capi d'accusa che ciascuno sventola spesso pensando ad una poltrona alle prossime elezioni politiche più che al bene comune, locale o continentale. (Ma esiste, un bene continentale?). Così, mentre un blog abbastanza stimato in rete ci chiarisce che con la crisi l'euro non c'entra nulla, un professore d'economia nonché autore di un blog sempre più seguito ci spiega perché in realtà è il contrario. Anche l'euro ha i suoi stereotipi. E noi le nostre ignoranze. E probabilmente è su quello che si fonda quella tanto decantata cultura europea, quel sogno dei padri fondatori, su stereotipi ed ignoranze. E se per assurdo molti stati membro han voluto far parte dell'Europa anche per semplice nazionalismo, è ancora per nazionalismo che qualcuno adesso pensa d'uscirne, almeno negli slogan, per il bene comune, locale, dopo che proprio grazie alla crisi è aumentato indovinate cosa? Il nazionalismo. Insomma, dentro esiste solo quello, nazionalismo. Fuori, il resto, è tutto stereotipi ed ignoranze, sugli europei, sulla loro moneta, sulle istituzioni create e poteri delegati, al netto del mare di fuffa e giochi di potere. Di questo è fatta, l'Europa che non c'è.

il signore del negozio vicino casa

Non avevo parlato mai troppo con il signore del negozio vicino casa, uno di quei piccoli alimentari che si trovano ad ogni angolo qui a Bruxelles, ad ogni incrocio ne puoi trovare uno aperto, a qualsiasi ora, mai affollati, dove ogni volta che entri pensi come possano mai andare avanti tra crisi globale e colossi della concorrenza e invece sono sempre lì, come funghi ai piedi degli edifici, nonostante i prezzi sicuramente meno vantaggiosi di altri luoghi fatti di scaffali infiniti ed offerte lampeggianti, loro vanno avanti come quelli di un tempo, come quelli dei paesini dove la gente si conosce per nome e si saluta ad ogni incontro. E proprio lui, il signore del negozio vicino casa, mi saluta ogni mattina, ogni volta che scendo per andar a prendere il tram, con il passo frettoloso inseguito da un ritardo abituale e magari il sopracciglio increspato per evitare qualche goccia accidentale; mi saluta sempre con un sorriso sincero, come fosse felice di vedermi, salutarmi: la felicità è fatta anche di questi piccoli momenti, pensi, mentre la corsa mattutina verso il tram si colora già di sfumature più allegre. A volte basta poco.
Non avevo mai parlato troppo con il signore del negozio vicino casa, ci vado ogni tanto per comprare qualche lattina d'acqua tonica, anche se non le tiene mai in frigo, anche se son cosciente di pagarle qualcosa in più, ma almeno lì sei il protagonista, sei il suo cliente, ti guarda, ti segue con gli occhi, ti chiede, ti consiglia, ti aspetta alla cassa con le dita già sulla calcolatrice, che in realtà non stai pagando una lattina: stai riempiendo il suo tempo. Ma stai riempiendo anche il tuo, lo stai vivendo, più delle file impersonali alle casse veloci o della lista della spesa sempre incompleta: lì, a comprare una lattina di cui non avresti neanche bisogno, che al ritorno devi pure metter in frigo ed aspettare prima di berla fresca, riesci a cibarti di dettagli e sentirti libero di parlare. Però poi non parli mai troppo, con il signore del negozio vicino casa. Lui parla francese, ma non è belga, il popolo dei piccoli alimentari, qui a Bruxelles, di solito è asiatico, d'indiani più che cinesi, o magrebini, e invece lui è polacco, o almeno pensavi fosse polacco o comunque dell'est, tra quei capelli bianchi e quelle rughe pronte a riunirsi tra gli occhi ed il sorriso come corde tese di una chitarra gitana, ad ogni saluto, augurandoti buona giornata e l'arrivederci alla prossima lattina. Mai nel frigo però, mi raccomando.

Poi ieri è successo che non avevi capito bene il prezzo, anche se il prezzo è sempre lo stesso, ma stavi lì, con le mani piene di spiccioli, a contare quanto dare, e il signore del negozio vicino casa te lo ripete, ma in spagnolo. E allora capisci ma non smentisci, però chiedi, chiedi di dove fosse e scopri che è greco, il signore del negozio vicino casa, quello delle lattine, quello dei capelli bianchi ed il saluto quando vai al tram: è greco. Io, i greci, a volte penso non esistano, non se ne incontrano quasi mai, sarà che dieci milioni non son tanti o sarà che non si distinguono così bene in mezzo agli altri come fanno altre comunità. E invece, i greci, stanno in mezzo a noi. E siam rimasti lì, nel negozio vicino casa, quasi una mezz'oretta, a parlare di Grecia, di isole presunte bellissime ma dai nomi irripetibili e sconosciuti, di Puglia e dei suoi viaggi in Italia e anche di Spagna. Poi lo dico, che non sono spagnolo, e lui mi mostra felice un formaggio italiano che vende, nel negozio vicino casa. Non me lo compro, voglio solo la lattina, sempre la stessa, calda. Quando esco dal negozio, quello vicino casa, mi ripeto qualcosa tipo hai capito? è greco, come se la scoperta potesse in qualche modo cambiare il giorno. Non lo cambia, però scopro che nonostante la crisi, il default, le proteste ed i tagli, la Grecia compra 400 carri armati usati. Quattrocento. L'economia del signore del negozio vicino casa è sicuramente più semplice e sensata, pensi, mentre il resto ha vie troppo complesse e macchinose, che quasi sembra strano possa funziona. E infatti non funziona. Per fortuna però l'Europa sa già come salvarci.

Che cos'è un governo economico europeo

"Ora avete ottenuto un governo economico e tutti qui supportano il governo economico europeo, ma che cos'è il governo economico europeo? E' un aereo che atterra all'aeroporto di Atene da cui escono un ufficiale della Commissione, un ufficiale della BCE ed un ufficiale del FMI ed incontrano il governo greco e gli dicono cosa può e cosa non può fare: avete ucciso la democrazia in Grecia, avete tre dittatori stranieri part-time che impongono ai cittadini greci cosa possono e cosa non possono fare."


Nigel Farage colpisce ancora, che sembra quasi una delle classiche barzellette dai 
tre personaggi e invece è un riassunto perfetto di decentralizzazione dei poteri.

Dejà vu europei

Spirus è un ragazzo greco che sta cercando lavoro a Bruxelles, ha vissuto 12 anni ad Atene, dice, tra università e lavoro, per poi trasferirsi nell'isola di Paros, 12.000 persone e tanta tranquillità. Quando gli domandano della crisi greca abbassa gli occhi, come a cercare qualche parola sul pavimento, come a decifrare il nodo scomodo dei lacci delle scarpe, e le parole, quelle che trova, indossano svelte un manto d'amarezza, che c'è poco da sorridere anche se si stava degustando una birra belga, che magari scende più rapida, per mandare giù quel nodo che dalle scarpe è salito in gola. Quando invece gli racconti, per cambiare argomento ma non troppo, che in quattro anni all'estero ne hai incontrati di ragazzi stranieri, ma greci davvero pochi e gli chiedi dove cavolo siano, se emigrino come gli altri, vista la crisi (e qui ti accorgi che l'argomento non l'avevi cambiato poi tanto), lui ti risponde sorridendo che in Grecia sono appena 10 milioni e tu ti (ri)scopri ignorante, poi però pensi che in Irlanda sono appena 5 ma son ovunque, gli irlandesi, e allora Spirus sorride di nuovo, meno male, e dice che loro, i greci, amano stare tra loro e magari non si mescolano tanto come gli altri. La prendi come una sua teoria, magari il tempo la confermerà, magari no.
Eppoi gli domandano di Atene, dove ha vissuto tanto tempo, troppo per lui, che già ne aveva abbastanza, la descrive come sporca, disorganizzata, con la gente non amichevole, brusca, dove l'Acropolis e le rovine di una civiltà antica e imponente sono solo ricordi che attirano i turisti ma che non si rispecchiano nella città di oggi. Ed ecco di nuovo l'amarezza che gli torna in gola, con i lacci delle scarpe oramai sciolti e il boccale di birra vuoto, anche se poi aggiunge che per quanto possa essere così negativo su Atene, è sicuro che col tempo la gente se ne innamora, succede così, dice. E allora all'improvviso hai come un dejà vu: ti stanno raccontando che una città una volta culla di splendore e conoscenza e ricca d'arte ed opere che nessun altro al mondo può vantare, adesso appare sporca, disorganizzata e con la gente cafona, ma che poi uno finisce che se ne innamora. Ma dov'è che l'hai già sentita questa storia?