![]() |
| Passeggiando per Bruxelles come non fare caso all'anno di costruzione inciso sulle facciate di molti edifici, ognuno con il suo stile particolare. Mi son fermato a 24 e già il collage ha iniziato ad affollarsi confusamente. Foto scattata qui e qui e qui e... |
How old are you?
Quella luna troppo lontana
Dopo una lettera pubblicata su Italians, qualche giorno fa, ho ricevuto numerose email, come al solito di ogni tipo: dalle approvazioni agli insulti. La lettera parlava della recente sentenza riguardante Dell'Utri (parte di un post pubblicato su questo blog il giorno prima), argomento indubbiamente delicato, ma apparire in uno spazio web di così ampia portata è anche un modo diverso per confrontarsi con gli altri ed osservare le reazioni dei lettori. Avendo avuto già in passato l'opportunità di comparire sullo spazio web gestito da Beppe Servegnini, quello che sembra prevalere da questo insieme empirico di risposte collezionate è un quadro amaramente deludente di sentimenti scontrosi, talvolta addirittura di minacce, per la maggior parte di attacchi se non personali sicuramente ad argomenti che slittano decisamente da quello della lettera.
Dicono che quando il saggio indichi la luna, lo sciocco guardi il dito. E lungi da me dal definire l'autore saggio e detentore della Verità né tanto meno gli altri stolti per il sol fatto di avere una opinione diversa, una percezione dei fatti differente, ma se parlando di una sentenza di concorso esterno in associazione mafiosa si risponde con un elenco di avvenimenti del passato riguardanti perentoriamente la sinistra, si accusa di leggere soltanto Repubblica o di essere uno sporco rosso, se si sottolinea che tanto la cosa è ininfluente, che ne hanno già fatte di peggio o che ci sarebbe da parlare tanto anche dell'opposizione, allora ci si continua a distrarre, a sviare l'argomento, a fissare un dito o voltare lo sguardo indietro nel passato e non guardare un fatto compiuto, una condanna, una luna che sta lì e che invece sembra troppo lontana, come se non la si volesse affrontare, come se per la distanza divenisse davvero irraggiungibile, incomprensibile o soltanto priva di interesse.
Ecco, perché parlando di una condanna per mafia si continua a parlare di destra e sinistra, del passato e degli altri, di come Tizio e Caio fecero cose simili o non meno gravi? Se lo hanno fatto in passato, se lo fa l'altra parte, allora è meno grave? E' così che si pensa di voler cambiare le cose (se davvero c'è la volontà di cambiarle)? Una sentenza per mafia diventa davvero meno grave se si parla di sinistra, di leader del passato, di personaggi non meno disonesti? Non c'è nulla di costruttivo in questo modo, si applica esattamente la strategia berlusconiana di attacco, denigrazione e grida, etichettando tutti come comunisti.
Quando si parla di mafia invece, di tribunali, non dovrebbero essere coinvolte parti politiche ma bisognerebbe soltanto interessarsi alla giustizia. Se vogliamo, sinistra e destra non esistono, sono concetti estremizzati ed utilizzati per confondere il popolo, in uno stato non più di diritto quello che veramente esiste è soltanto un insieme di persone in lotta per una fetta di potere, tutto qui, semplicemente.
Quello che conta è che i giudici della seconda sezione della Corte d'Appello di Palermo hanno condannato Marcello Dell'Utri a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Questa è la luna. Il cofondatore di Forza Italia, il partito dell'attuale primo ministro, è stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa ma passeggia indisturbato per le aule del senato, stipendiato dai cittadini; una sentenza di questo tipo in un paese normale, con una democrazia normale, con una pluralità di informazione normale, creerebbe un putiferio. E invece ci si fissa sul dito, si richiama ai partiti, alla storia, agli antenati.
E lo stesso potrebbe accadere nel parlare delle manganellate di oggi ai terremotati aquilani scesi in strada, a Roma, per protestare e richiamare attenzione: si parlerebbe delle ultime elezioni comunque vinte in Abruzzo, della necessità di tempo per terminare tutte le strutture, dei record e degli interventi lampo di questo governo e via con in confronti con quelli passati e tanto tanto altro, dimenticando delle teste insanguinate e di come il tg1 ha relegato la notizia appena prima dello sport.
Quando Ciàula scopre la luna nella novella pirandelliana, inizia a piangere, sorpreso del mondo di fuori, di quel buio diverso dalle miniere e di cui precedentemente aveva avuto paura, di quella luce che priva ignorava. Allo stesso modo sembra che in tanti si abituino assuefatti all'oscurità delle proprie conoscenze decennali, rinnegando cambiamenti e accusando d'eresia. Ed anche di fronte ad uno squarcio di luce continuerebbero a fissare il dito o cercare difetti nella mano piuttosto che guardare quella luna e condividerne le impressioni, ma un po' come incatenati nella caverna di Platone non si conosce altra verità, si rinnega la luna e si continua, normalmente. Ecco, tutto questo vale per quell'insieme empirico analizzato ma non mi sorprenderei se si potesse estendere ad un insieme più ampio, visto che le cose vanno avanti nonostante tutto, come se fosse secondario, lontano, amaramente comico. Ecco appunto, come diceva Ennio Flaiano, La situazione politica in Italia è grave ma non è seria.
Dicono che quando il saggio indichi la luna, lo sciocco guardi il dito. E lungi da me dal definire l'autore saggio e detentore della Verità né tanto meno gli altri stolti per il sol fatto di avere una opinione diversa, una percezione dei fatti differente, ma se parlando di una sentenza di concorso esterno in associazione mafiosa si risponde con un elenco di avvenimenti del passato riguardanti perentoriamente la sinistra, si accusa di leggere soltanto Repubblica o di essere uno sporco rosso, se si sottolinea che tanto la cosa è ininfluente, che ne hanno già fatte di peggio o che ci sarebbe da parlare tanto anche dell'opposizione, allora ci si continua a distrarre, a sviare l'argomento, a fissare un dito o voltare lo sguardo indietro nel passato e non guardare un fatto compiuto, una condanna, una luna che sta lì e che invece sembra troppo lontana, come se non la si volesse affrontare, come se per la distanza divenisse davvero irraggiungibile, incomprensibile o soltanto priva di interesse.
Ecco, perché parlando di una condanna per mafia si continua a parlare di destra e sinistra, del passato e degli altri, di come Tizio e Caio fecero cose simili o non meno gravi? Se lo hanno fatto in passato, se lo fa l'altra parte, allora è meno grave? E' così che si pensa di voler cambiare le cose (se davvero c'è la volontà di cambiarle)? Una sentenza per mafia diventa davvero meno grave se si parla di sinistra, di leader del passato, di personaggi non meno disonesti? Non c'è nulla di costruttivo in questo modo, si applica esattamente la strategia berlusconiana di attacco, denigrazione e grida, etichettando tutti come comunisti.
Quando si parla di mafia invece, di tribunali, non dovrebbero essere coinvolte parti politiche ma bisognerebbe soltanto interessarsi alla giustizia. Se vogliamo, sinistra e destra non esistono, sono concetti estremizzati ed utilizzati per confondere il popolo, in uno stato non più di diritto quello che veramente esiste è soltanto un insieme di persone in lotta per una fetta di potere, tutto qui, semplicemente.
Quello che conta è che i giudici della seconda sezione della Corte d'Appello di Palermo hanno condannato Marcello Dell'Utri a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Questa è la luna. Il cofondatore di Forza Italia, il partito dell'attuale primo ministro, è stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa ma passeggia indisturbato per le aule del senato, stipendiato dai cittadini; una sentenza di questo tipo in un paese normale, con una democrazia normale, con una pluralità di informazione normale, creerebbe un putiferio. E invece ci si fissa sul dito, si richiama ai partiti, alla storia, agli antenati.
E lo stesso potrebbe accadere nel parlare delle manganellate di oggi ai terremotati aquilani scesi in strada, a Roma, per protestare e richiamare attenzione: si parlerebbe delle ultime elezioni comunque vinte in Abruzzo, della necessità di tempo per terminare tutte le strutture, dei record e degli interventi lampo di questo governo e via con in confronti con quelli passati e tanto tanto altro, dimenticando delle teste insanguinate e di come il tg1 ha relegato la notizia appena prima dello sport.
Quando Ciàula scopre la luna nella novella pirandelliana, inizia a piangere, sorpreso del mondo di fuori, di quel buio diverso dalle miniere e di cui precedentemente aveva avuto paura, di quella luce che priva ignorava. Allo stesso modo sembra che in tanti si abituino assuefatti all'oscurità delle proprie conoscenze decennali, rinnegando cambiamenti e accusando d'eresia. Ed anche di fronte ad uno squarcio di luce continuerebbero a fissare il dito o cercare difetti nella mano piuttosto che guardare quella luna e condividerne le impressioni, ma un po' come incatenati nella caverna di Platone non si conosce altra verità, si rinnega la luna e si continua, normalmente. Ecco, tutto questo vale per quell'insieme empirico analizzato ma non mi sorprenderei se si potesse estendere ad un insieme più ampio, visto che le cose vanno avanti nonostante tutto, come se fosse secondario, lontano, amaramente comico. Ecco appunto, come diceva Ennio Flaiano, La situazione politica in Italia è grave ma non è seria.
Independence day
Sabato siam stati invitati alla celebrazione della festa della indipendenza statunitense, qui a Bruxelles. Normalmente soltanto cittadini americani possano accedervi ed in casi particolari gli stranieri devono presentare un passaporto, perché se è pur vero che siamo in Europa, ci sono pezzi di terra che appartengono agli Stati Uniti d'America ed è come varcare una frontiera transoceanica con un passo avanti ed uno indietro, trovando all'ingresso proprio quei tizi da film visti e rivisti, con mimetica e mitra alla mano. Tramite parentele californiane della mia ragazza, siamo entrati senza troppa burocrazia e con sorrisi gentili in un pezzo di stati uniti brussellesi, con tanto di scuola per ragazzi, clinica ospedaliera, studio dentistico, campo da calcio, campo da baseball e tanti altri servizi a cui gli americani che lavorano alla NATO qui a Bruxelles possono accedere. Insomma un pezzo di USA ma in Belgio, alla faccia della integrazione per la quasi totalità di loro che a quanto pare dopo 3 anni e più ancora non saprebbe ordinare un waffles in francese (piacerebbe a voi andare a vivere e lavorare in un altro continente per diversi anni per vivere poi in un pezzo di Italia trapiantato altrove?).
E non è tutto: nei pressi di Mons abbiamo già visitato con loro un altro pezzo di Stati Uniti con supermercati, ristoranti ed ingrossi utilizzati per acquisti e rifornimenti di ogni tipo, tutto ovviamente in dollari ed a prezzi americani. Se poi sentono davvero la mancanza, mi hanno detto che a poche ore di macchina, nella vicina Germania, c'è la più grande base americana in Europa, dove praticamente esiste una vera e propria città, sono in 60mila.
All'ingresso era tutto un insieme di bandiere a stelle e strisce e macchine americane d'epoca. All'interno un enorme tendone con tanto di palco, spalti e diverse tavolate che a giudicare dagli odori erano già pronte a lanciare hamburger in ogni direzione. Visitando la NATO non è permesso fare foto per alcun motivo, nemmeno davanti l'ingresso, ma soltanto una volta attraversata la strada (un po' esagerati?); questa volta invece con una pacca sulla spalla mi han detto che qualche scatto lo potevo fare, nessun problema con un classico accento acuto da serie televisiva.
Ad un certo punto la donna al microfono invita tutti ad alzarsi in piedi, parte l'inno, mani sul cuore come in un perfetto gesto di ginnastica sincrona, dall'esterno entrano soldati marciando con bandiera americana e belga mentre il loro superiore gli strilla comandi a pochi centimetri di distanza. Quando prende la parola uno dei pezzi grossi (a giudicare dalle medaglie al petto e dall'aria autoritaria) lo stomaco inizia ad accusare dolori addominali e non so se per quel profumo di hamburger che aspettavano lì a pochi metri belli e pronti o per tutte quelle parole davvero insopportabili, per falsità e fanatismo, del rispetto per quella bandiera rappresentante libertà e speranza, dello sforzo degli uomini del passato per raggiungere tali diritti e di quello degli americani del presente per diffondere quegli uguali diritti ovunque, fino ad arrivare ad affermare che in nessun altro paese al mondo esiste una democrazia così perfetta come quella conquistata e che quelle stelle e quelle strisce debbano rappresentare per tutti libertà e speranza. Libertà e speranza. E democrazia. Non importa se poi si manipola mezza Africa a braccetto con l'Europa nel neocolonialismo moderno o se si manovrano decine di governi fantocci soltanto per lo sfruttamento di risorse naturali, come non importa se poi si guerreggia da anni nei paesi arabi per la conquista di petrolio e potere, è tutto per la libertà e la speranza, la loro. E la democrazia, la loro.
Dall'ombra del tizio mi è sembrato di vedere la sagoma di Capitan America e Superman brindare con una Budweiser, ma forse erano allucinazioni causate da quei dolori addominali, che alla fine mi son quasi passati, ma scartando la tavolata di hamburger e andando per costolette di maiale e frites al bancone belga di un signore insudiciato e indaffarato, dall'inglese balbettante ma sufficiente. Al sentirmi rispondergli timidamente in francese si è quasi emozionato, nonostante il mio accento imperfetto ma palesemente non americano, e probabilmente lì in mezzo a quel frastuono di cori e coriandoli in festa in un occhiolino sorridente ci siam sentiti entrambi per un attimo meno soli.
![]() |
| Cimeli di guerra esposti alla festa, cambiano i mezzi, ma lo scopo è sempre lo stesso. Foto scattata qui. |
All'ingresso era tutto un insieme di bandiere a stelle e strisce e macchine americane d'epoca. All'interno un enorme tendone con tanto di palco, spalti e diverse tavolate che a giudicare dagli odori erano già pronte a lanciare hamburger in ogni direzione. Visitando la NATO non è permesso fare foto per alcun motivo, nemmeno davanti l'ingresso, ma soltanto una volta attraversata la strada (un po' esagerati?); questa volta invece con una pacca sulla spalla mi han detto che qualche scatto lo potevo fare, nessun problema con un classico accento acuto da serie televisiva.
![]() |
| Non vi vengono subito in mente note di qualche canzone di Elvis? Foto scattata qui. |
![]() |
| Bandiera di libertà, speranza e democrazia. Per tutti. Per chi ci crede. Foto scattata qui. |
Lovely rain
![]() |
| E così la pioggia che tutti aspettavano è arrivata: succede anche questo in Belgio, dopo due settimane di sole estivo con punte record di 36 gradi, molti hanno iniziato a lamentarsi per il troppo caldo (quasi un colmo), sarà che non ci si accontenta mai, alla fine la pioggia è tornata, abbassando le temperature di dieci gradi. Foto scattata qui. |
Quell'imperativo bastardo
In settimana ho concluso e passato gli esami di francese per il secondo livello (comprensione alla lettura, prova di grammatica, produzione scritta, comprensione audio, orale) e da settembre già mi attende il corso di terzo livello, non ancora abbastanza per parlare fluentemente si sa, ma almeno si riesce a comunicare, esprimersi, se pur con immancabili errori e quelle pronunce ancora imperfette. Ci vuole pazienza (e costanza).
Quando a pranzo un collega francese mi ha chiesto come fosse andato l'esame di grammatica, ho risposto tutto bene, meglio del previsto, se non per un imperativo, quello del verbo avere, niente, non me lo ricordavo per niente. A proposito, qual è l'imperativo del verbo avoir - domando - Cyril?
L'imperativo del verbo avoir? Beh.. l'imperativo del verbo avoir... è... è... - Si blocca e fissa l'altro collega francese, come a cercare una risposta o un aiuto.
Oh merda, l'imperativo del verbo avoir... è... - L'altro inizia a ridere, non gli viene, allora si volta verso il terzo collega francese, cinquantenne e probabilmente ispiratore di saggezza.
Che volete sapere? - borbotta con la sua voce un po' rauca - L'imperativo del verbo avoir.. ehm... ma perché, si usa?
Mentre i tre (francesi) rimangono almeno due minuti in attesa di illuminazione, ecco che il belga (fiammingo) a sorpresa risponde a tutti: Dai, l'imperativo del verbo avoir è aie, ayons, ayez! - Creando un po' di imbarazzo tra i madrelingua che subito han giustificato ridendo - Esatto, è quello... Dai, è che non si usa molto, non importa se non te lo ricordi! Tranquillo!
Ecco, lungi da me dal pensare che loro non conoscano la propria lingua, ma il belga ha continuato a mangiare con un certo ghigno di soddisfazione. Qualcuno di loro gli avrebbe chiesto probabilmente l'imperativo in fiammingo, se solo ne avesse capito le parole, mentre io ho pensato a quello italiano (non immediato) o a quante volte la mia ragazza mi domanda una regola ed io inizio a ridere di quel riso tra sforzo ed incredulo come i colleghi francesi, perché è così, quando si parla la propria lingua tutto viene naturale, ovviamente. Per esempio, voi quanti secondi impiegate per ricordare l'imperativo del verbo avere? Pochi? Molti? Non vi viene? Tranquilli, verrà, abbiate fede!
Quando a pranzo un collega francese mi ha chiesto come fosse andato l'esame di grammatica, ho risposto tutto bene, meglio del previsto, se non per un imperativo, quello del verbo avere, niente, non me lo ricordavo per niente. A proposito, qual è l'imperativo del verbo avoir - domando - Cyril?
L'imperativo del verbo avoir? Beh.. l'imperativo del verbo avoir... è... è... - Si blocca e fissa l'altro collega francese, come a cercare una risposta o un aiuto.
Oh merda, l'imperativo del verbo avoir... è... - L'altro inizia a ridere, non gli viene, allora si volta verso il terzo collega francese, cinquantenne e probabilmente ispiratore di saggezza.
Che volete sapere? - borbotta con la sua voce un po' rauca - L'imperativo del verbo avoir.. ehm... ma perché, si usa?
Mentre i tre (francesi) rimangono almeno due minuti in attesa di illuminazione, ecco che il belga (fiammingo) a sorpresa risponde a tutti: Dai, l'imperativo del verbo avoir è aie, ayons, ayez! - Creando un po' di imbarazzo tra i madrelingua che subito han giustificato ridendo - Esatto, è quello... Dai, è che non si usa molto, non importa se non te lo ricordi! Tranquillo!
Ecco, lungi da me dal pensare che loro non conoscano la propria lingua, ma il belga ha continuato a mangiare con un certo ghigno di soddisfazione. Qualcuno di loro gli avrebbe chiesto probabilmente l'imperativo in fiammingo, se solo ne avesse capito le parole, mentre io ho pensato a quello italiano (non immediato) o a quante volte la mia ragazza mi domanda una regola ed io inizio a ridere di quel riso tra sforzo ed incredulo come i colleghi francesi, perché è così, quando si parla la propria lingua tutto viene naturale, ovviamente. Per esempio, voi quanti secondi impiegate per ricordare l'imperativo del verbo avere? Pochi? Molti? Non vi viene? Tranquilli, verrà, abbiate fede!
Iscriviti a:
Post (Atom)




