Mannaggia d'io

Dice lui che io non lascio e mentre lo dice ci son le radici che sembrano quasi materializzarsi per davvero, che loro, le radici, son di lustri e sporche assai, proprio nei giorni in cui muore lei, lei che da radici ed alberi ha creato sorrisi e cambiamento fino al nobel per la pace, assai diverso da quello dato a lui, che non lo sa ma c'è quell'altro che si vanta, che io son stato salutato da Obama eppoi nel video manca una balla di fieno che passi dopo la stretta di mano, ma c'è sempre un nesso se son dalla stessa parte mentre lei quasi si gonfia nell'esclamare io rivolgo il mio plauso e poi spara una storica minchiata, l'ennesima, che quasi verrebbe da dire io non ne posso più e invece lo dice un vescovo a ricordarci del medioevo nazionale certamente non lontano dalle opinioni popolari da bar, che loro, le opinioni a ripetersi son dannose, lo sa bene lui che continuava a dire io ho la fiducia di Moratti e infatti adesso se lo guarda in tv, per fortuna, ma almeno senza dire io son vittima, come rilancia l'altro, sperando che gli dedichino il nuovo stadio lì a Torino o lo facciano santo nel paese degli assurdi, che spesso sembrano tutti ipnotizzati, come ha detto lei, io ero ipnotizzata mentre quello delle radici ingoiava pillole di fertilizzante e loro, le radici, si avviluppavano bene al suolo che intanto sotto franava, come per l'amico che dice io morirò da martire tra il mio popolo, ma quello, il popolo, è il più martire di tutti, in entrambi i casi, che verrebbe da indignarsi, come lui che scrive io sono restato indignato e speriamo che le azioni suonino meglio delle parole, che altrimenti ce le stampiamo sulla maglietta, come ha fatto lei, io senza sono ancora meglio, che non lo mettiamo in dubbio, per carità, però magari senza certe amicizie saresti anche altrove, magari in un altro paese non saremmo neanche costretti a leggere di te, ma tanto siam abituati e l'assuefazione plasma la realtà, mentre lei rilancia io sarò sindaco e a questo punto ci aspettiamo un'altra campagna elettorale come l'ultima e in tv c'è chi deve sorbirsi strane creature gridare io spero la intercettino ridendo con qualche puttana, si vive molto meglio senza tv, sono tutte conferme, mentre le eco degli io io ed io ci riempiono la testa, che noi, a noi, ci vien quasi voglia di bestemmiare, come a liberarsi, soltanto per un momento, in un mannaggia d'io.

Che cos'è un governo economico europeo

"Ora avete ottenuto un governo economico e tutti qui supportano il governo economico europeo, ma che cos'è il governo economico europeo? E' un aereo che atterra all'aeroporto di Atene da cui escono un ufficiale della Commissione, un ufficiale della BCE ed un ufficiale del FMI ed incontrano il governo greco e gli dicono cosa può e cosa non può fare: avete ucciso la democrazia in Grecia, avete tre dittatori stranieri part-time che impongono ai cittadini greci cosa possono e cosa non possono fare."


Nigel Farage colpisce ancora, che sembra quasi una delle classiche barzellette dai 
tre personaggi e invece è un riassunto perfetto di decentralizzazione dei poteri.

Partire è un po' morire, dicono

Te lo diceva lo zio della Germania durante le vacanze estive, lui che vive lì da oramai 30 anni e che quando parla italiano ha un accento un po' strano, da straniero, e lo diceva a te oramai da quasi 4 anni fuori tra Irlanda e Belgio, te lo diceva quasi sottovoce, quasi a nasconderlo da altri parenti nei paraggi e lo diceva con voce ferma e decisa aggiungendo che un giorno ti chiameranno egoista, ti diranno che andar via era facile e comodo e che così si lasciano i problemi agli altri, ma tu non dargli retta, continua per la tua strada, la vita è tua e non puoi frenarti solo per la famiglia e tu gli rispondevi con una smorfia, magari annuendo, forse volendo tracannare una birra, un bicchiere di vino o qualsiasi cosa si possa sorseggiare in quei momenti, dal sapore magari forte, come a spegnere qualche voce interna in un sorso, solo che le mani erano vuote e quella scena non era un film. Poi ti sei voltato, con le parole dello zio in testa, ed hai osservato il nonno seduto qualche metro più in là che con gli occhi ti invitava a restare più a lungo, a tornare più spesso o addirittura a rientrare in patria, che poi non significherebbe rientrare a casa, ma spesso ci si attacca ad un'idea più che alla realtà fatta di distanze e le idee, loro, in famiglia legiferano.

Dicono che partire è un po' morire, e te lo dicono con l'aria saggia, come se a ripetere un detto popolare ci si inietti una dose d'autostima ed infatti il problema è proprio quello: la mancanza di controlli antidoping. Ché se partire è un po' morire, si tornerà indietro solo come zombie, pensi, e invece si torna spesso col sorriso, che pure senza vittorie l'estero è comunque un'esperienza che rimane, per capire meglio te e anche da dove vieni (vedi che ne sa dell'Italia chi conosce solo l'Italia?). Ché se partire è un po' morire, allora tu sei morto, quel giorno lì, mentre l'aereo ti portava lontano dicono ci si senta sempre più leggeri una volta seduti, con le valigie al loro posto e le trafile dell'aeroporto già alle spalle, ma soltanto perché le bilance di Ryanair non pesano anche i pensieri, perché altrimenti avresti dovuto lasciare la testa all'imbarco e negoziare le incertezze alla cassa. E se anche fossi morto, quel giorno lì, allora vuol dire che poi sei rinato, altrove, eccome: alla prima nascita abbiamo tutti pianto appena usciti da quel posto lì materno e al contatto col mondo uno schiaffetto del medico ha controllato subito le nostre lacrime; alla seconda nascita, quella altrove, avrai invece urlato, ma di gioia, per quante emozioni t'hanno preso a schiaffi, di nuovo, non sul culetto ma in pieno viso, nel positivo come nel negativo, per controllare subito se eri vivo.

Poi però leggi le ultime righe di Stefano ed eccolo lì, di nuovo e di nuovo, il problema dell'emigrante, perché Stefano aveva iniziato un progetto con il suo blog, quello di raccogliere le esperienze degli altri informatici all'estero ed aiutare gli altri interessati ad aggiungersi alla cerchia degli informatici migratori eppoi all'improvviso qualcosa è cambiato. Non sta a nessuno giudicare quale sia la scelta migliore, visto che ciascuno ha i propri compromessi personali, la propria bilancia su cui pesare i propri umori e risolvere la propria equazione di felicità, ma se andare all'estero non regala quel benessere che si inseguiva, allora partire è sì un po' morire ma a tornare non sarà certo uno zombie, che uno zombie ride poco, ha memoria corta e non insegue un sogno, noi invece siam flessibili e allora ben venga anche il ritorno se ci aiuta a ritrovare il sorriso. E in bocca al lupo Stefano.

Dell'abituarsi alle stelle

Era lì a sfogliare una rivista, di quelle sterili che davano durante il volo, perché proprio non sapeva che fare, che lui si annoiava durante l'ennesimo viaggio, seduto all'ultimo sedile della fila mentre al lato del finestrino c'era un bambino ipnotizzato dal cielo, dalle nuvole, quella sorta di magia che era volare, perché proprio lì fuori c'era ciò che incantava una volta, che s'osservava con la boccuccia aperta e gli occhioni affamati, che lì magari, un po' più a destra, si sarebbe intravisto Peter Pan intento in una delle sue avvincenti avventure, e dall'altro lato, un po' più giù, c'erano forme ed animali da scoprire nei contorni di una nuvola all'apparenza innocua ma che la fantasia avrebbe presto trasformato in un mondo animato. Però niente, alle nuvole, al cielo, alla magia del volare s'era già abituato, che con il progresso s'erano abbattuti sogni secolari di praterie azzurre da esplorare, che in quel tubo metallico con ali adesso le attraversava, quelle praterie, e non c'era più bisogno d'attendere il vento che spingesse una nube, anche se la prima volta rimase quasi senza fiato da piccolo, ché c'era quello, il vento, che muoveva le nuvole, piano piano, e che se non facevi attenzione non lo capivi, e quello le muoveva senza che nessuno lo sapesse. Corse a dirlo alla mamma, quando lo scoprì, mentre adesso era lui che andava più veloce delle nuvole, più veloce del vento, ma si annoiava.

Non lo sapeva il suo pro pro pro nipote, mentre l'airbus spaziale si spingeva verso la galassia vicina, non sapeva che c'eravamo abituati al cielo, alle nuvole, a volare, ne avevamo perso l'incanto, e non lo sapeva mentre sfogliava una rivista di quelle sterili che davano durante i voli galattici, perché proprio non sapeva che fare, che lui si annoiava durante l'ennesimo viaggio, mentre al lato del finestrino c'era una bambina ipnotizzata dallo spazio, dalle stelle, quella sorta di magia che era volare in quel buio decorato, perché proprio lì fuori c'era quello che incantava una volta, che s'osservava con la boccuccia aperta e gli occhioni affamati, che lì magari, un po' più a destra, si sarebbe intravisto E.T. sorvolare un cratere lunare, e dall'altro lato, un po' più giù, c'erano brillii e orbite da scoprire nei contorni di una notte infinita che la fantasia avrebbe presto trasformato in un mondo popoloso. Però niente, alle stelle, ai pianeti, alla magia del volare s'era già abituato, che con il progresso s'erano abbattuti sogni millenari dello spazio da esplorare, ché in quel tubo metallico con le ali adesso lo attraversava, quell'universo non più misterioso, e non c'era bisogno d'attendere la cometa passare, in una notte di campagna, anche se la prima volta rimase quasi senza fiato da piccolo, che c'era quella, la stella cadente, che cadeva all'improvviso lasciando una scia luminosa, di colpo, e che se non facevi attenzione non lo capivi e lei cadeva senza che nessuno lo sapesse. Corse a dirlo alla mamma, quando lo scoprì, mentre adesso era lui che lasciava una scia luminosa nella scatola di metallo, più veloce della stella cadente, ma si annoiava.
Poi sfogliando la rivista si rese conto che la bambina al finestrino lo stava fissando, che già non fissava il finestrino né le stelle né i pianeti e si voltò a guardarla come sorpreso e lei risposte con un sorriso, semplice e innocuo, che non seppe ignorare, a cui reagì con un altro sorriso, improvvisamente, sorpreso: era ancora umano, e pur essendosi abituato al cielo ed alle stelle, sapeva ancora sorprendersi per un sorriso, che poi in fondo son stelle in mezzo a noi.